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Camillo Benso, conte di Cavour
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mwewCamillo Paolo Filippo Giulio Benso, conte di Cavourcite-ref-2[N 2], noto semplicemente come conte di Cavour o Cavour (Torino, 10 agosto 1810Torino, 6 giugno 1861), è stato un politico, patriota e imprenditore italiano. Fu ministro del mwgqRegno di Sardegna dal mwgg1850 al mwgw1852, mwhapresidente del Consiglio dei ministri dal 1852 al mwhq1859 e dal mwhg1860 al mwhw1861. Nello stesso 1861, con la mwiaproclamazione del Regno d'Italia, divenne il primo mwiqpresidente del Consiglio dei ministri del mwignuovo Stato e morì ricoprendo tale carica.

Fu protagonista del mwjaRisorgimento come sostenitore delle idee mwjqliberali, del progresso civile ed economico, della mwjgseparazione tra Stato e Chiesa, dei movimenti nazionali e dell'espansionismo del Regno di Sardegna ai danni dell'mwjwAustria e degli stati italiani preunitari.

In economia promosse il mwkqlibero scambio, i grandi investimenti industriali (soprattutto in campo mwkgferroviario) e la cooperazione fra pubblico e privato. In politica sostenne la promulgazione e la difesa dello mwkwStatuto albertino. Capo della cosiddetta mwlaDestra storica, siglò un accordo ("mwlqConnubio") con la mwlgSinistra, con la quale realizzò diverse riforme. Contrastò apertamente le idee repubblicane di mwlwGiuseppe Mazzini e spesso si trovò in urto con mwmaGiuseppe Garibaldi, della cui azione temeva il potenziale rivoluzionario.

In politica estera coltivò con abilità l'alleanza con la mwmgFrancia, grazie alla quale, con la mwmwseconda guerra di indipendenza, ottenne l'espansione territoriale del Regno di Sardegna in mwnaLombardia. Riuscì a gestire gli eventi politici (sommosse nel mwnqGranducato di Toscana, nei ducati di mwngModena e mwnwParma e nel mwoaRegno delle Due Sicilie) che, assieme all'mwoqimpresa dei Mille, portarono alla formazione del mwogRegno d'Italia.

Contents

Note

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Biografia

La famiglia e la giovinezza (fino al 1843)

Camillo nacque il 10 agosto mwsw1810 nella mwtaTorino mwtqnapoleonica. Suo padre, il marchese mwtgMichele Benso di Cavour, era collaboratore e amico del governatore principe mwtwCamillo Borghese (marito di mwuaPaolina Bonaparte, sorella di mwuqNapoleone I) che fu padrino di battesimo del piccolo Benso al quale trasmise il nome. La madre del piccolo Camillo, mwugAdèle de Sellon, sorella del conte mwuwJean-Jacques de Sellon, scrittore, filantropo, collezionista d'arte, mecenate e pacifista svizzero, apparteneva invece ad una ricca e nobile famiglia mwvacalvinista di mwvqGinevra, che aveva raggiunto un'ottima posizione negli ambienti borghesi della città svizzeracite-ref-3[1].

mwwwAristocratico, Cavour in gioventù frequentò il 5º corso della mwxaRegia Accademia Militare di Torino (conclusosi nel mwxq1825) e nell'inverno mwxg1826-mwxw1827, grazie ai corsi della mwyaScuola di Applicazione del Corpo Reale del Genio, diventò ufficiale del mwyqGeniocite-ref-4[N 3].

Il giovane si dedicò ben presto, per interessi personali e per educazione familiare, alla causa del progresso europeo. Fra i suoi ispiratori fu il filosofo inglese mwzwJeremy Bentham, alle cui dottrine si accostò per la prima volta nel mwaa1829, nonché mwaqJean-Jacques Rousseaucite-ref-5[N 4]. Di Bentham quell'anno lesse il mwbgTraité de législation civile et pénale, in cui il filosofo inglese sostiene la dottrina dell'utilitarismo, espressa concisamente dal principio: «Misura del giusto e dell'ingiusto è soltanto la massima felicità del maggior numero». Un'altra tesi sostenuta da Bentham, secondo cui ogni problema poteva ricondursi a fatti misurabili, fornì al realismo del giovane Cavour una base teorica utile alla sua inclinazione all'analisi matematicacite-ref-6[2].

Trasferito nel mwda1830 a mwdqGenova, l'ufficiale Camillo Benso ebbe modo di conoscere la marchesa mwdgAnna Giustiniani Schiaffino, con la quale avvierà un'importante amicizia intrattenendo con lei un lungo rapporto epistolarecite-ref-7[3].

All'età di ventidue anni Cavour venne nominato mwfasindaco di mwfqGrinzane, dove la famiglia aveva dei possedimenti, e ricoprì tale carica fino al mwfg1848cite-ref-8[4]. Dal dicembre mwgw1834 iniziò a viaggiare all'estero studiando lo sviluppo economico di paesi largamente industrializzati come Franciacite-ref-9[5] e mwiaGran Bretagna. In questo contesto culturale, già a ventidue anni, Cavour era influenzato dagli ideali risorgimentali e manifestava nelle sue lettere private il sogno di diventare "primo ministro del Regno d'Italia".cite-ref-10[6]

I viaggi di formazione a Parigi e a Londra

Accompagnato dall'amico mwnqPietro De Rossi di Santarosa, Cavour nel febbraio del mwng1835 raggiunse Parigi, dove si fermò per quasi due mesi e mezzo: visitò istituzioni pubbliche di ogni genere e frequentò gli ambienti politici della mwnwMonarchia di Luglio. Partito dalla capitale francese, il 14 maggio 1835 arrivò a Londra dove si interessò di questioni sociali.

Durante questo periodo il giovane Conte sviluppò quella propensione conservatrice che lo accompagnerà per tutta la vita, ma al tempo stesso sentì fortemente crescere l'interesse e l'entusiasmo per il progresso dell'industria, per l'mwoqeconomia politica e per il mwoglibero scambio.

Di nuovo a Parigi, fra il mwpa1837 e il mwpq1840 frequentò assiduamente la mwpgSorbona e incontrò, oltre a vari intellettuali, gli esponenti della monarchia di mwpwLuigi Filippo della quale conservava una viva ammirazione.

Nel marzo mwqq1841 fondò con degli amici la mwqgSocietà del Whist, club prestigioso costituito dalla più alta aristocrazia torinesecite-ref-navire2009-12-0[7].

Da proprietario terriero a deputato (1843-1850)

Fra il ritorno dai viaggi all'estero nel giugno del mwsq1843 e l'ingresso al governo nell'ottobre del mwsg1850, Cavour si dedicò ad una nutrita serie di iniziative nel campo dell'agricoltura, dell'industria, della finanza e della politica.

Gli affari in agricoltura e nell'industria

Importante possidente terriero, Cavour contribuì, già nel maggio mwtq1842, alla costituzione dellmwtg'mwtwAssociazione agraria che si proponeva di promuovere le migliori tecniche e politiche agrarie, per mezzo anche di una mwuaGazzetta che fin dall'agosto mwuq1843 pubblicava un articolo del Contecite-ref-13[8].

Impegnatissimo nell'attività di gestione soprattutto della sua tenuta di mwvwLeri, Cavour nell'autunno 1843, grazie alla collaborazione di mwwaGiacinto Corio, iniziò un'attività di miglioramenti nei settori dell'mwwqallevamento del bestiame, dei mwwgconcimi e delle mwwwmacchine agricole. In sette anni (dal 1843 al mwxa1850) la sua produzione di mwxqriso, mwxgfrumento e mwxwlatte crebbe sensibilmente, e quella di mwyamais addirittura risultò triplicatacite-ref-14[9].

Ad integrare le innovazioni della produzione agricola, Camillo Benso intraprese anche delle iniziative di carattere industriale con risultati più o meno buoni. Fra le iniziative più importanti, la partecipazione alla costituzione della mwzgmwzwSocietà anonima dei molini anglo-americani di Collegno nel 1850, di cui il Conte divenne successivamente il maggiore azionista e che ebbe dopo l'mw0aunità d'Italia una posizione di primo piano nel Paesecite-ref-15[10].

Le estese relazioni d'affari a mw1gTorino, mw1wChivasso e mw2aGenova e soprattutto l'amicizia dei banchieri De La Rüecite-ref-16[N 6], consentirono inoltre a Cavour di operare in un mercato più ampio rispetto a quello usuale degli agricoltori piemontesi cogliendo importanti opportunità di guadagno. Nell'anno 1847, ad esempio, realizzò introiti assai cospicui approfittando del pessimo raccolto di mw3qcereali in tutta Europa che diede luogo ad un aumento della richiesta spingendo i prezzi a livelli inconsueticite-ref-17[11].

Lo sviluppo delle idee politiche

Oltre ai suoi interventi sulla mw8aGazzetta della mw8qAssociazione agraria, Cavour in quegli anni si dedicò alla scrittura di alcuni saggi sui progressi dell'industrializzazione e del libero scambio in mw8gGran Bretagna, e sugli effetti che ne sarebbero derivati sull'economia e sulla società italianacite-ref-19[12].

Principalmente Cavour esaltava le mw-aferrovie come strumento di progresso civile al quale, piuttosto che alle sommosse, era affidata la causa nazionale. Egli a tale proposito mise in rilievo l'importanza che avrebbero avuto due linee ferroviarie: una Torino-Venezia e una Torino-Anconacite-ref-20[13].

Senza alcun bisogno di una mw-grivoluzione, il progresso della mw-wciviltà cristiana e lo mwaqasviluppo dei lumi sarebbero sfociati, secondo il conte, in una crisi politica che l'Italia era chiamata a sfruttarecite-ref-21[14].

Camillo Benso aveva infatti fede nel progresso che era soprattutto intellettuale e morale, poiché risorsa della dignità e della capacità creativa dell'uomo. A tale convinzione si accompagnava l'altra che la libertà economica è causa di interesse generale, destinata a favorire tutte le mwaqyclassi sociali. Sullo sfondo di questi due principi emergeva il valore della nazionalitàcite-ref-22[15]:

«La storia di tutti i tempi prova che nessun popolo può raggiungere un alto grado di intelligenza e di moralità senza che il sentimento della sua nazionalità sia fortemente sviluppato: in un popolo che non può essere fiero della sua nazionalità il sentimento della dignità personale esisterà solo eccezionalmente in alcuni individui privilegiati. Le classi numerose che occupano le posizioni più umili della sfera sociale hanno bisogno di sentirsi grandi dal punto di vista nazionale per acquistare la coscienza della propria dignità»

(Cavour, Chemins de fer, 1846, da Romeo, pp. 137, 141)

.

A favore dello Statuto e della guerra del 1848

Nel mwars1847 Cavour fece la sua comparsa ufficiale sulla scena politica come fondatore, assieme al cattolico liberale mwarwCesare Balbo, del periodico mwar0mwar4Il Risorgimento, di cui assunse la direzione. Il giornale, costituitosi grazie ad un ammorbidimento della censura di re mwar8Carlo Alberto, si schierò più apertamente di tutti gli altri, nel gennaio del mwasa1848, a favore di una mwasecostituzionecite-ref-24[17].

La presa di posizione, che era anche di Cavour, si rimarcò con la caduta in Francia (24 febbraio 1848) della cosiddetta mwascMonarchia di luglio, con la quale crollava il riferimento politico del Conte in Europa.

In questa atmosfera, il 4 marzo 1848, Carlo Alberto promulgò lo mwaskStatuto albertino. Questa "costituzione breve" deluse gran parte dell'opinione pubblica liberale, ma non Cavour che annunciò un'importante legge elettorale per la quale era stata nominata una commissione, presieduta da Cesare Balbo, e della quale anche lui faceva parte. Tale legge, poi approvata, con qualche adeguamento rimase in vigore fino alla mwasoriforma elettorale del Regno d'Italia del 1882cite-ref-25[18].

Con la repubblica in mwataFrancia, la rivoluzione a mwateVienna e mwatiBerlino, l'insurrezione a mwatmMilano e il sollevamento del patriottismo in mwatqPiemonte e mwatuLiguria, Cavour, temendo che il regime costituzionale potesse diventare vittima dei rivoluzionari se non avesse agito, si pose in testa al movimento interventista incitando il mwatyRe ad entrare in guerra contro l'Austria e ricompattare l'opinione pubblicacite-ref-26[N 8]cite-ref-27[19].

Il 23 marzo 1848, Carlo Alberto dichiarò guerra all'Austria. Dopo i successi iniziali, l'andamento del conflitto mutò e la vecchia aristocrazia militare del regno fu esposta a dure critiche. Alle prime sconfitte piemontesi Cavour chiese che si risalisse ai colpevoli che avevano tradito le prove di valore dei semplici soldati. La deprecata condotta della guerra spinse allora alla convinzione che il Piemonte non sarebbe stato al sicuro fino a quando i poteri dello Stato non fossero stati controllati da uomini di mwauafede liberalecite-ref-28[20]cite-ref-29[N 9].

Deputato al Parlamento Subalpino

Il 27 aprile mwavg1848 ci furono le prime elezioni del nuovo regime costituzionale. Cavour, forte della sua attività di giornalista politico, si candidò alla mwavkCamera dei deputati e fu eletto nelle elezioni suppletive del 26 giugno. Fece il suo ingresso alla Camera (mwavoPalazzo Carignano) prendendo posto nei banchi di destra il 30 giugno 1848cite-ref-31[22].

Fedele agli interessi piemontesi, che egli vedeva minacciati dalle forze mwawaradicali genovesi e lombarde, Cavour fu oppositore sia dell'mwaweesecutivo di mwawiCesare Balbo, sia di quello successivo del milanese mwawmGabrio Casati. Tuttavia, quando, a seguito della sconfitta di mwawqCustoza, il governo Casati chiese i pieni poteri, Cavour si pronunciò in suo favore. Ciò non evitò però l'abbandono di Milano agli austriaci e l'mwawuarmistizio Salasco del 9 agosto 1848cite-ref-32[23].

Al termine di questa prima fase della guerra, il mwawsgoverno di Cesare di Sostegno e il successivo di mwawwEttore di San Martino imboccarono la strada della diplomazia. Entrambi furono appoggiati da Cavour che criticò aspramente mwaw0Gioberti ancora risoluto a combattere l'Austria. Nel suo primo grande discorso parlamentare, Camillo Benso, il 20 ottobre 1848 si pronunciò infatti per il rinvio delle ostilità, confidando nella mediazione diplomatica della Gran Bretagna, gelosa della nascente potenza germanica e quindi favorevole alla causa italiana. Con l'appoggio di Cavour la linea moderata del governo San Martino passò, anche se il debole esecutivo su un argomento minore rassegnò le dimissioni il 3 dicembre 1848cite-ref-33[24].

Nell'impossibilità di formare una diversa compagine ministeriale, re Carlo Alberto diede l'incarico a Gioberti, il cui governo (insediatosi il 15 dicembre 1848) Cavour considerò di "pura sinistra". A discapito del Conte arrivarono anche le elezioni del 22 gennaio mwaxm1849, al cui mwaxqballottaggio fu sconfitto da mwaxuGiovanni Ignazio Pansoya. Lo schieramento politico vincitore era tuttavia troppo eterogeneo per affrontare la difficile situazione del Paese, sospeso ancora fra pace e guerra, e Gioberti dovette dimettersi il 21 febbraio 1849cite-ref-34[25].

Cambiando radicalmente politica di fronte alla crisi rivoluzionaria di cui ravvisava ancora il pericolo, Cavour si pronunciò per una ripresa delle ostilità contro l'Austria. La mwaxssconfitta di Novara (23 marzo 1849) dovette precipitarlo nuovamente nello sconfortocite-ref-35[26].

Capo della maggioranza parlamentare

La grave mwazasconfitta piemontese portò, il 23 marzo mwaze1849, all'mwaziabdicazione di Carlo Alberto a favore del figlio mwazmVittorio Emanuele. Costui, aperto avversario della politica paterna di alleanze con la sinistra, sostituì il governo dei democratici (che chiedevano la guerra a oltranza) con un esecutivo presieduto dal generale mwazqGabriele de Launay. Tale governo, che fu salutato con favore da Cavour e che riprese il controllo di Genova mwazuinsorta contro la monarchia, fu sostituito (7 maggio 1849) dal mwazyprimo governo di mwazcMassimo d'Azeglio. Di questo nuovo presidente del Consiglio mwazgmwazkIl Risorgimento fece sua la visione del mwazoPiemonte come roccaforte della libertà italianacite-ref-37[28].

Le elezioni del 15 luglio 1849 portarono, tuttavia, ad una nuova, benché debole, maggioranza dei democratici. Cavour fu rieletto, ma D'Azeglio convinse Vittorio Emanuele II a sciogliere la Camera dei deputati e il 20 novembre 1849 il Re emanò il mwaaaproclama di Moncalieri, con cui invitava il suo popolo ad eleggere candidati moderati che non fossero a favore di una nuova guerra. Il 9 dicembre fu rieletta l'assemblea che, finalmente, espresse un voto schiacciante a favore della pace. Fra gli eletti figurava di nuovo Cavour che, nel collegio di Torino I, ottenne 307 voti contro i 98 dell'avversariocite-ref-38[29]cite-ref-39[30].

In quel periodo Camillo Benso si mise in evidenza anche per le sue doti di abile operatore finanziario. Ebbe infatti una parte di primo piano nella fusione della Banca di Genova e della nascente Banca di Torino, che diede vita alla mwaaoBanca Nazionale degli Stati Sardicite-ref-40[31].

Dopo il successo elettorale del dicembre 1849 Cavour divenne una delle figure dominanti dell'ambiente politico piemontese e gli venne riconosciuta la funzione di guida della maggioranza moderata che si era costituita.

Forte di questa posizione sostenne che fosse arrivato il tempo delle riforme, favorite dallo mwabeStatuto albertino che aveva creato reali prospettive di progresso. Si sarebbe potuto innanzitutto staccare il Piemonte dal fronte mwabicattolico-mwabmreazionario che trionfava nel resto d'Italiacite-ref-41[32]. A tale scopo il primo passo fu la promulgazione delle cosiddette mwabgleggi Siccardi (9 aprile e 5 giugno 1850) che abolirono vari privilegi del mwabkclero nel Regno di Sardegna e con le quali si aprì una fase di scontri con la mwaboSanta Sede, con episodi gravi sia da parte di D'Azeglio sia da parte di mwabspapa Pio IX. Fra questi ultimi ci fu il rifiuto di impartire l'mwabwestrema unzione all'amico di Cavour, mwab0Pietro di Santarosa, morto il 5 agosto mwab41850. A seguito di questo rifiuto Cavour per reazione ottenne l'espulsione da Torino dell'mwab8Ordine dei Servi di Maria, nel quale militava il sacerdote che si era rifiutato di impartire il sacramento, influenzando probabilmente anche la decisione di arresto dell'arcivescovo di Torino mwacaLuigi Fransonicite-ref-42[33].

Ministro del Regno di Sardegna (1850-1852)

Con la morte dell'amico Santarosa, che ricopriva la carica di ministro dell'Agricoltura e del Commercio, Cavour, forte della parte di primo piano assunta nella battaglia anticlericale e della sua riconosciuta competenza tecnica, fu designato come naturale successore del ministro scomparso.

La decisione di nominare Cavour ministro dell'Agricoltura e del Commercio fu presa dal presidente del Consiglio D'Azeglio, convinto da alcuni deputati, assieme a Vittorio Emanuele II, che fu incoraggiato in tal senso da mwadaAlfonso La Marmora. Il Conte prestò così giuramento l'11 ottobre mwade1850cite-ref-43[34].

Ministro dell'Agricoltura e del commercio

Fra i primi incarichi sostenuti da Camillo Benso ci furono una circolare ai sindaci sulla graduale introduzione della libera mwadgpanificazione cite-ref-44[35] e il rinnovo del trattato commerciale con la mwad0Francia, improntato all'insegna del mwad4libero commerciocite-ref-45[N 10]cite-ref-46[N 11].

L'accordo, che non fu particolarmente vantaggioso per il Piemonte, dovette essere sostenuto da motivazioni politiche per essere approvato, benché Cavour ribadisse che ogni riduzione mwaegdoganale fosse di per sé un beneficiocite-ref-47[36]cite-ref-48[N 12].

Affrontata la materia dei trattati di commercio, il Conte diede anche l'avvio ai negoziati con il mwafiBelgio e la Gran Bretagna. Con entrambi i Paesi ottenne e concesse estese facilitazioni doganali. I due trattati, conclusi il 24 gennaio e il 27 febbraio mwafm1851 rispettivamente, furono il primo atto di vero liberismo commerciale compiuto da Cavourcite-ref-49[37]cite-ref-50[N 13].

Questi due accordi, per i quali il Conte ottenne un largo successo parlamentare, aprirono la strada ad una riforma generale dei mwaf0dazi la cui legge fu promulgata il 14 luglio 1851. Intanto nuovi trattati commerciali erano stati firmati, fra marzo e giugno, con la mwaf4Grecia, le mwaf8città anseatiche, l'mwagaUnione doganale tedesca, la mwageSvizzera e i mwagiPaesi Bassi. Con 114 voti favorevoli e 23 contrari, la Camera approvò perfino un trattato analogo con l'Austria, concludendo quella prima fase della politica doganale di Cavour che realizzava per il Piemonte il passaggio dal mwagmprotezionismo al mwagqlibero scambiocite-ref-51[38].

Nello stesso periodo a Cavour fu affidato anche l'incarico di ministro della Marina e, come in situazioni analoghe, egli si distinse per le sue idee innovative entrando in contrasto con gli alti ufficiali di tendenze reazionarie che si opponevano finanche all'introduzione della mwagonavigazione a vapore. D'altro canto la truppa era molto indisciplinata e l'intenzione di Cavour sarebbe stata quella di far diventare la mwagsMarina sarda un corpo di professionisti come mwagwquella del Regno delle Due Siciliecite-ref-52[39].

Ministro delle Finanze

Intanto, già dal 19 aprile mwahc1851, Cavour aveva sostituito mwahgGiovanni Nigra al Ministero delle Finanze, conservando tutti gli altri incarichi. Il Conte, durante la delicata fase del dibattito parlamentare per l'approvazione dei trattati commerciali con Gran Bretagna e Belgio, aveva annunciato di lasciare il governo se non si fosse abbandonata l'abitudine di affidare ad un deputato (in questo caso Nigra) l'incarico delle Finanze. C'erano stati per questo gravi dissensi fra D'Azeglio e Cavour che, alla fine, aveva ottenuto il ministerocite-ref-53[40].

D'altra parte il governo di Torino aveva disperato bisogno di liquidi, principalmente per pagare le indennità imposte dagli austriaci dopo la mwah4prima guerra di indipendenza e Cavour, per la sua abilità e i suoi contatti sembrava l'uomo giusto per gestire la delicata situazione. Il Regno di Sardegna era già fortemente indebitato con i mwah8Rothschild dalla cui dipendenza il conte voleva sottrarre il Paese e, dopo alcuni tentativi falliti con la mwaiaBank of Baring, Cavour ottenne un importante prestito dalla più piccola mwaieBank of Hambrocite-ref-54[41].

Assieme a questo del prestito (3,6 milioni di sterline), Camillo Benso ottenne vari altri risultati. Riuscì a chiarire e sintetizzare la situazione effettiva del bilancio statale che, per quanto precaria, apparve migliore rispetto a quanto si pensasse; fece approvare su tutti gli enti morali mwaiclaici ed mwaigecclesiastici un'unica imposta del 4% del reddito annuo; ottenne l'imposta delle mwaiksuccessioni; dispose per l'aumento di capitale della mwaioBanca Nazionale degli Stati Sardi aumentandone l'obbligo delle anticipazioni allo Stato e avviò la collaborazione tra finanza pubblica e iniziativa privatacite-ref-55[42].

A tale riguardo accolse, nell'agosto 1851, le proposte di aziende britanniche per la realizzazione delle linee ferroviarie Torino-mwajaSusa e Torino-mwajeNovara, i cui progetti divennero legge il 14 giugno e l'11 luglio mwaji1852 rispettivamente. Concesse all'armatore mwajmRaffaele Rubattino la linea di navigazione sovvenzionata fra Genova e la Sardegna, e a gruppi genovesi l'esercizio di miniere e mwajqsaline in Sardegna. Fino a promuovere grandi progetti come l'istituzione a Genova della Compagnia Transatlantica o come la fondazione della società mwajuAnsaldo, futura fabbrica di mwajylocomotive a vaporecite-ref-56[43].

L'alleanza con il Centrosinistra

Spinto ormai dal desiderio di raggiungere la carica di capo del governo e insofferente per la politica di mwakqd'Azeglio di alleanza con la destra clericale, Cavour all'inizio del mwaku1852 ebbe l'idea di stringere un'intesa, il cosiddetto “mwakyconnubio”, con il Centrosinistra di mwakcUrbano Rattazzi. Costui, con i voti convergenti dei deputati guidati da Cavour e di quelli del Centrosinistra, ottenne, l'11 maggio 1852, la presidenza della mwakgCamera del Parlamento Subalpino.

Il presidente del Consiglio D'Azeglio, contrario come Vittorio Emanuele II alla manovra politica di Cavour, diede le dimissioni, ottenendo puntualmente il reincarico dal re. Il governo che ne scaturì il 21 maggio 1852, assai debole, non comprendeva più Cavour che D'Azeglio aveva sostituito con mwakoLuigi Cibrario.

Il Conte non si scoraggiò e, in preparazione della ripresa della lotta politica, partì per un viaggio in Europa. Al suo ritorno a Torino, appoggiato dagli uomini del "connubio" che rappresentavano ormai il più moderno liberalismo del Piemonte, forte di un ampio consenso, diveniva il 4 novembre 1852 per la prima volta mwakwPresidente del Consiglio dei ministri.

In Gran Bretagna e Francia (1852)

Prima della sua definitiva affermazione, come abbiamo visto, Cavour partì da Torino il 26 giugno mwak81852 per un periodo di esperienze all'estero. L'8 luglio era a Londra, dove si interessò ai più recenti progressi dell'industria prendendo contatti con uomini d'affari, agricoltori e industriali, e visitando impianti e mwalaarsenali. Rimase nella capitale britannica fino al 5 agostocite-ref-57[44] e partì poi per un viaggio nel mwaluGalles; nell'mwalyInghilterra settentrionale, di cui visitò i distretti mwalcmanifatturieri, e in mwalgScoziacite-ref-58[45]. A Londra e nelle loro residenze di campagna ebbe vari incontri con esponenti politici britannici. Vide il ministro degli Esteri mwal0Malmesbury, mwal4Palmerston, mwal8Clarendon, mwamaDisraeli, mwameCobden, mwamiLansdowne e mwammGladstonecite-ref-59[46].

Colpito dalla grandezza imperiale della Gran Bretagna, Cavour proseguì il viaggio e passò mwamkLa Manica alla volta di Parigi, dove giunse il 29 agosto 1852. Nella capitale francese mwamoLuigi Napoleone era presidente della mwamsSeconda Repubblica, alla quale darà poi fine proclamandosi (2 dicembre 1852) imperatore.

L'attenzione del conte, raggiunto a Parigi dall'alleato mwam0Rattazzi, si concentrò sulla nuova classe dirigente francese, con la quale prese contatti. Entrambi si recarono dal nuovo ministro degli Esteri mwam4Drouyn de Lhuys e il 5 settembre pranzarono con il principe presidente Luigi Napoleone traendone già buone impressioni e grandi auspici per il futuro dell'Italiacite-ref-60[47].

Cavour ripartì per Torino giungendovi il 16 ottobre 1852, dopo un'assenza di oltre tre mesi.

Il primo governo Cavour (1852-1855)

Dopo pochi giorni dal ritorno di Cavour a Torino, il 22 ottobre mwaou1852, mwaoyd'Azeglio, a capo di un debole esecutivo che aveva scelto di continuare una politica mwaocanticlericale, diede le dimissioni.

Vittorio Emanuele II, su suggerimento di La Marmora, chiese a Cavour di formare un nuovo governo, a condizione che il Conte negoziasse con lo mwaokStato Pontificio le questioni rimaste aperte, prima fra tutte quella dell'introduzione in Piemonte del matrimonio civile. Cavour rispose che non avrebbe potuto cedere di fronte al Papa e indicò in mwaooCesare Balbo il successore di D'Azeglio. Balbo non trovò l'accordo con l'esponente di destra mwaosRevel e il Re fu costretto a tornare da Cavour. Costui accettò allora di formare il nuovo governo il 2 novembre 1852, promettendo di far seguire alla legge del matrimonio civile il suo normale percorso parlamentare (senza porre cioè la fiducia)cite-ref-62[N 14]

Costituito il suo mwapeprimo governo due giorni dopo, Cavour si adoperò con passione a favore del matrimonio civile che però fu respinto al mwapiSenato costringendo il Conte a rinunciarvi.

Intanto il movimento mwapqrepubblicano che faceva capo a mwapuGiuseppe Mazzini non smetteva di preoccupare Cavour: il 6 febbraio mwapy1853 una mwapcsommossa scoppiò contro gli austriaci a Milano e il conte, temendo l'allargarsi del fenomeno al Piemonte, fece arrestare diversi mazziniani (fra cui mwapgFrancesco Crispi). Tale decisione gli attirò l'ostilità della Sinistra, specie quando gli austriaci lo ringraziarono per gli arresticite-ref-63[49].

Quando però, il 13 febbraio, il governo di Vienna stabilì la confisca delle proprietà dei rifugiati lombardi in Piemonte, Cavour protestò energicamente, richiamando l'ambasciatore sardo.

Le riforme della finanza e della giustizia

Obiettivo principale del primo governo Cavour fu la restaurazione finanziaria del Paese. Per raggiungere il pareggio il conte prese varie iniziative: innanzi tutto fu costretto a ricorrere ai banchieri mwaqsRothschild poi, richiamandosi al sistema francese, sostituì alla dichiarazione dei redditi l'accertamento giudiziario, fece massicci interventi nel settore delle concessioni demaniali e dei servizi pubblici, e riprese la politica dello sviluppo degli istituti di creditocite-ref-64[50].

D'altro canto il governo effettuò grandi investimenti nel settore delle ferrovie, proprio quando, grazie alla riforma doganale, le esportazioni stavano avendo un aumento considerevole. Ci furono tuttavia notevoli resistenze ad introdurre nuove imposte fondiarie e, in generale, nuove tasse che colpissero il ceto di cui era composto il parlamentocite-ref-65[51].

Cavour, in effetti, non riuscì mai a realizzare le condizioni politiche che consentissero una base finanziaria adeguata alle sue iniziativecite-ref-66[52].

Il 19 dicembre mwars1853, si parlò di "quasi restaurate finanze", benché la situazione fosse più seria di quanto annunciato, anche per la crisi internazionale che precedette la mwarwguerra di Crimea. Cavour di conseguenza si accordò ancora con i Rothschild per un prestito, ma riuscì anche a collocare presso il pubblico dei risparmiatori, con un netto successo politico e finanziario, una buona parte del debito contrattocite-ref-67[53].

A Camillo Benso d'altronde non mancava il consenso politico. Alle elezioni dell'8 dicembre 1853 furono eletti 130 candidati dell'mwasiarea governativa, 52 della Sinistra e 22 della Destra. Nonostante ciò, per replicare all'elezione di importanti politici avversaricite-ref-68[54] il Conte sviluppò un'offensiva politica sull'ordinamento giudiziario che la crisi economica non gli permetteva di concentrare altrove. Fu deciso, anche per recuperare parte della Sinistra, di riprendere la politica anticlericalecite-ref-69[55].

A tale riguardo il ministro della Giustizia mwaswUrbano Rattazzi, all'apertura della mwas0V legislatura presentò una proposta di legge sulla modifica del codice penale. Il nucleo della proposta consisteva in nuove pene previste per i sacerdoti che, abusando del loro ministero, avessero censurato le leggi e le istituzioni dello Stato. La norma fu approvata alla Camera a larga maggioranza (raccogliendo molti voti a Sinistra) e, con maggiore difficoltà, anche al Senatocite-ref-70[56].

Furono successivamente adottate modifiche anche al codice di procedura penale e fu ultimato il percorso per l'approvazione del codice di procedura civilecite-ref-71[57].

L'intervento nella guerra di Crimea

Nel mwauu1853 si sviluppò una crisi europea scaturita da una disputa religiosa fra la mwauyFrancia e la mwaucRussia sul controllo dei luoghi santi nel territorio dell'mwaugImpero ottomano. L'atteggiamento russo provocò l'ostilità anche del governo inglese che sospettava che lo Zar volesse conquistare mwaukCostantinopoli e interrompere la via terrestre per l'mwauoIndia britannica.

Il 1º novembre 1853 la Russia dichiarò guerra all'Impero ottomano, che aveva accettato la linea francese, aprendo quella che sarà chiamata la mwauwguerra di Crimea. Conseguentemente, il 28 marzo mwau01854 la Gran Bretagna e la Francia dichiararono guerra alla Russia. La questione, per le opportunità politiche che potevano presentarsi, cominciò ad interessare Cavour. Egli infatti, nell'aprile 1854, rispose alle richieste dell'ambasciatore inglese mwau4James Hudson affermando che il Regno di Sardegna sarebbe intervenuto nella guerra se anche l'Austria avesse attaccato la Russia, di modo da non esporre il Piemonte all'esercito mwau8asburgicocite-ref-72[58].

La soddisfazione degli inglesi fu evidente, ma per tutta l'estate del 1854 l'Austria rimase neutrale. Infine, il 29 novembre 1854, il ministro degli Esteri britannico mwavuClarendon scrisse ad Hudson chiedendogli di fare di tutto per assicurarsi un corpo di spedizione piemontese. Un incitamento superfluo, poiché Cavour era già arrivato alla conclusione che le richieste inglesi e quelle francesi, queste ultime fatte all'inizio della crisi a Vittorio Emanuele II, dovevano essere soddisfatte. Il Conte decise quindi per l'intervento sollevando le perplessità del ministro della Guerra mwavyLa Marmora e del ministro degli Esteri mwavcGiuseppe Dabormida che si dimisecite-ref-73[59].

Assumendo anche la carica di ministro degli Esteri, Cavour, il 26 gennaio mwav01855, firmò l'adesione finale del Regno di Sardegna al trattato anglo-francese. Il Piemonte avrebbe fornito 15.000 uomini e le potenze alleate avrebbero garantito l'integrità del Regno di Sardegna da un eventuale attacco austriaco. Il 4 marzo 1855, Cavour dichiarò guerra alla Russiacite-ref-74[N 15] e il 25 aprile il contingente piemontese salpò da mwawiLa Spezia per la mwawmCrimea dove arrivò ai primi di maggio. Il Piemonte avrebbe raccolto i benefici della spedizione con la mwawqseconda guerra di indipendenza, quattro anni dopo.

Acerrimo oppositore della spedizione di Crimea fu mwawyGiuseppe Mazzini che, dopo l'attività cospirativa degli anni 1827-1830, fu esiliato a Ginevra dal governo piemontese. Il suo appello ai militari in partenza per il conflitto era evidentemente rivolto contro la politica di Cavour:

«Quindicimila tra voi stanno per essere deportati in Crimea. Non uno forse tra voi rivedrà la propria famiglia. Voi non avrete onore di battaglie. Morrete, senza gloria, senza aureola, di splendidi fatti da tramandarsi per voi, conforto ultimo ai vostri cari. Morrete per colpa di governi e capi stranieri. Per servire un falso disegno straniero, l'ossa vostre biancheggeranno calpestate dal cavallo del cosacco, su terre lontane, né alcuno dei vostri potrà raccoglierle e piangervi sopra. Per questo io vi chiamo, col dolore dell'anima, "deportati".»

(Giuseppe Mazzinicite-ref-75[60])

La legge sui conventi: la Crisi Calabiana

Con l'intento di avvicinarsi alla Sinistra e ostacolare la Destra conservatrice che andava guadagnando terreno a causa della crisi economica, il governo Cavour il 28 novembre mwaxo1854 presentò alla Camera la legge sui conventi. La norma, nell'ottica del mwaxsliberalismo mwaxwanticlericale, prevedeva la soppressione degli ordini religiosi non dediti all'insegnamento o all'assistenza dei malati. Durante il dibattito parlamentare vennero attaccati, anche da Cavour, soprattutto gli mwax0ordini mendicanti come nocivi alla moralità del Paese e contrari alla moderna etica del lavoro.

La forte maggioranza alla Camera del Conte dovette affrontare l'opposizione del clero, del mwax8Re e soprattutto del Senato che in prima istanza bocciò la legge. Cavour allora si dimise (27 aprile 1855) aprendo una crisi politica chiamata mwayacrisi Calabiana dal nome del mwayevescovo di Casale mwayiLuigi Nazari di Calabiana, senatore e avversario del progetto di legge.

Il secondo governo Cavour (1855-1859)

La legge sui conventi: l'approvazione

Dopo qualche giorno dalle dimissioni, vista l'impossibilità a formare un nuovo esecutivo, il 4 maggio mwayo1855, Cavour fu reintegrato dal Re nella carica di presidente del Consiglio. Al termine di giorni di discussioni nei quali Cavour ribadì che «la società attuale ha per base economica il lavoro»cite-ref-77[62], la legge fu approvata con un emendamento che lasciava i religiosi nei conventi fino all'estinzione naturale delle loro comunità. A seguito dell'approvazione della legge sui conventi, il 26 luglio 1855 mway8papa Pio IX emanò la mwazascomunica contro coloro che avevano proposto, approvato e ratificato il provvedimento, Cavour e Vittorio Emanuele II compresi.

Il Congresso di Parigi e la politica estera successiva

La mwa0cguerra di Crimea, vittoriosa per gli alleati, ebbe fine nel 1856 con il Congresso di Parigi al quale partecipò anche l'Austria.

Cavour non ottenne compensi territoriali per la partecipazione al conflitto, ma una seduta fu dedicata espressamente a discutere il problema italiano. In questa occasione, l'8 aprile, il ministro degli Esteri britannico mwa0kClarendon attaccò pesantemente la politica illiberale sia dello mwa0oStato Pontificio, sia del mwa0sRegno delle due Sicilie, sollevando le proteste del ministro austriaco mwa0wBuol.

Ben più moderato, lo stesso giorno, fu il successivo intervento di Cavour, incentrato sulla denuncia della permanenza delle truppe austriache nella mwa04Romagna pontificiacite-ref-80[64].

Fatto sta che per la prima volta la questione italiana venne considerata a livello europeo come una situazione che richiedeva modifiche a fronte di legittime rimostranze della popolazione.

Fra Gran Bretagna, Francia e Piemonte i rapporti si confermarono ottimi. Tornato a Torino, per l'esito ottenuto a Parigi, Cavour, il 29 aprile 1856, ottenne la più alta onorificenza concessa da mwa1uCasa Savoia: il mwa1ycollare dell'Annunziatacite-ref-81[65]. Quello stesso mwa1scongresso, tuttavia, avrebbe portato il Conte a prendere importanti decisioni, tali da dover fare una scelta: con la Francia o con la Gran Bretagna.

Si aprì infatti, a seguito delle decisioni di Parigi, la questione dei due mwa10Principati danubiani. La mwa14Moldavia e la mwa18Valacchia secondo Gran Bretagna, Austria e mwa2aTurchia avrebbero dovuto rimanere divise e sotto il controllo ottomano. Per Francia, mwa2ePrussia e mwa2iRussia, invece, si sarebbero dovute unire (nella futura mwa2mRomania) e costituirsi come Stato indipendente. Quest'ultimo particolare richiamò l'attenzione di Cavour e il Regno di Sardegna, con l'ambasciatore mwa2qVillamarina, si schierò per l'unificazionecite-ref-82[N 17]cite-ref-romeo-347-348-83-0[66].

La reazione della Gran Bretagna contro la posizione assunta dal Piemonte fu molto aspra. Ma Cavour aveva già deciso: fra il dinamismo della politica francese e il conservatorismo di quella britannica, il Conte aveva scelto la Francia.

D'altra parte l'Austria andava sempre più isolandosicite-ref-romeo-347-348-83-1[66]cite-ref-84[N 18] e a consolidare il fenomeno contribuì un episodio che il Conte seppe sfruttare. Il 10 febbraio 1857 il governo di Vienna accusò la stampa piemontese di fomentare la rivolta contro l'Austria e il governo Cavour di correità. Il conte respinse ogni accusa e il 22 marzo Buol richiamò il suo ambasciatore, seguito il giorno dopo da un'analoga misura del Piemonte. Accadde così che l'Austria elevò una questione di stampa a motivo della rottura delle relazioni con il piccolo Regno di Sardegna, esponendosi ai giudizi negativi di tutta la diplomazia europea, compresa quella inglese, mentre in Italia si animavano maggiormente le simpatie per il Piemontecite-ref-85[67].

Il miglioramento dell'economia e il calo dei consensi

A partire dal mwa4y1855 si registrò un miglioramento delle condizioni economiche del Piemonte, grazie al buon raccolto mwa4ccerealicolo e alla riduzione del mwa4gdeficit della mwa4kbilancia commerciale. Incoraggiato da questi risultati, Cavour rilanciò la politica ferroviaria dando il via, tra l'altro, nel mwa4o1857, ai lavori del mwa4straforo del Fréjuscite-ref-87[68].

Il 16 luglio 1857 venne dichiarata anticipatamente la chiusura della mwa5eV Legislatura, in una situazione che, nonostante il miglioramento dell'economia, si presentava sfavorevole a Cavour. Si era diffuso, infatti, un malcontento generato dall'accresciuto carico fiscale, dai sacrifici fatti per la guerra di Crimea e dalla mobilitazione antigovernativa del mondo cattolico. Il risultato fu che alle elezioni del 15 novembre 1857 il centro liberale di Cavour conquistò 90 seggi (rispetto ai 130 della precedente legislatura), la destra 75 (rispetto ai 22) e la sinistra 21 (rispetto ai 52). Il successo mwa5iclericale superò le più pessimistiche previsioni di area governativa. Cavour decise tuttavia di rimanere al suo posto, mentre la stampa liberale si scagliava contro la destra denunciando pressioni improprie del mwa5mclero sugli elettori. Ci fu per questo una verifica parlamentare e per alcuni seggi assegnati vennero ripetute le elezioni. La tendenza si invertì: il centro liberale passò a 105 seggi e la destra a 60cite-ref-88[69].

Lo scossone politico provocò comunque il sacrificio di mwa5kRattazzi, in precedenza passato agli Interni. Costui, soprattutto, era inviso alla Francia per non essere riuscito ad arrestare Mazzini giudicato pericoloso per la vita di mwa5oNapoleone III. Rattazzi il 13 gennaio mwa5s1858 si dimise e Cavour assunse lmwa5w'mwa50mwa54interim dell'Internocite-ref-89[70].

L'attentato a Napoleone III

In quel periodo anche la politica estera di Cavour subì un contraccolpo, poiché il 14 gennaio 1858 due italiani, mwa6uFelice Orsini e mwa6yGiovanni Andrea Pieri, attentarono alla vita proprio di Napoleone III. Il governo di Torino incolpò Mazzini (Cavour lo avrebbe definito «il capo di un'orda di fanatici assassini»cite-ref-90[71] oltreché «un nemico pericoloso quanto l'Austria»cite-ref-91[72]), poiché i due attentatori avevano militato nel suo mwa68Partito d'Azione.

Ma secondo lo storico mwa7eDenis Mack Smith, Cavour aveva in passato finanziato i due attentatori a causa della loro rottura con Mazzini e, dopo l'attentato a Napoleone III e la conseguente condanna a morte dei due, alla vedova di Orsini fu assicurata una pensionecite-ref-92[73]. In conseguenza dell'attentato, Cavour fece anche pressioni politiche sulla magistratura per far giudicare e condannare la stampa radicalecite-ref-93[74].

I piani contro l'Austria e l'annessione della Lombardia

Suscitata l'attenzione sull'Italia con il Congresso di Parigi, per sfruttarla a fini politici si rivelò necessario l'appoggio della Francia di Napoleone III. Costui, conservatore in politica interna, era sostenitore di una politica estera di grandezza.

Dopo una lunga serie di trattative, nonostante l'attentato di mwa9iFelice Orsini, si arrivò, nel luglio 1858, agli mwa9maccordi segreti di Plombières fra Cavour e Napoleone III.

Tale intesa verbale prevedeva che, dopo una guerra che si auspicava vittoriosa contro l'Austria, la penisola italiana sarebbe stata divisa in quattro stati principali legati in una mwa9uconfederazione presieduta dal papa: il Regno dell'Alta Italia sotto la guida di Vittorio Emanuele II; il Regno dell'Italia centrale; lo Stato Pontificio limitato a Roma e al territorio circostante; e il Regno delle Due Sicilie. Firenze e Napoli, avvenimenti locali permettendo, sarebbero passate nella sfera d'influenza francesecite-ref-96[75].

Gli accordi di Plombières furono ratificati l'anno successivo dall'mwa9salleanza sardo-francese, secondo la quale in caso di attacco militare provocato da Vienna, la Francia sarebbe intervenuta in difesa del Regno di Sardegna con il compito di liberare dal dominio austriaco il mwa9wLombardo-Veneto e cederlo al Piemonte. In compenso la Francia avrebbe ricevuto i territori di mwa90Nizza e della mwa94Savoia, quest'ultima origine della dinastia mwa98sabauda e, come tale, cara a Vittorio Emanuele II.

Dopo la firma dell'alleanza, Cavour escogitò una serie di provocazioni militari al confine con l'Austria che, allarmata, gli lanciò un mwa-eultimatum chiedendogli di smobilitare l'esercito. Il Conte rifiutò e l'Austria aprì le ostilità contro il Piemonte il 26 aprile mwa-i1859, facendo scattare le condizioni dell'alleanza sardo-francese. Era la mwa-mseconda guerra di indipendenza.

Ma i movimenti minacciosi dell'mwa-uesercito prussiano convinsero Napoleone III, quasi con un atto unilaterale, a firmare un mwa-yarmistizio con l'Austria a mwa-cVillafranca l'11 luglio 1859, poi ratificato dalla mwa-gPace di Zurigo, stipulata l'11 novembre. Le clausole del trattato prevedevano che a Vittorio Emanuele II sarebbe andata la sola mwa-kLombardia e che per il resto tutto sarebbe tornato come prima.

Cavour, deluso e amareggiato dalle condizioni dell'armistizio, dopo accese discussioni con Napoleone III e Vittorio Emanuele, decise di dare le dimissioni da presidente del Consiglio, provocando la caduta del governo da lui guidato il 12 luglio 1859cite-ref-97[76].

Il terzo governo Cavour (1860-1861)

Nizza e Savoia per Modena, Parma, Romagna e Toscana

Già durante la mwa-kguerra i governi e le forze armate dei piccoli Stati italiani dell'Italia centro-settentrionale e della mwa-oRomagna pontificia abbandonarono i loro posti e dovunque si installarono autorità provvisorie filo-sabaude. Dopo la mwa-sPace di Zurigo, tuttavia, si giunse ad una fase di stallo, poiché i governi provvisori si rifiutavano di restituire il potere ai vecchi regnanti (così come previsto dal trattato di pace) e il mwa-wgoverno di La Marmora non aveva il coraggio di proclamare le annessioni dei territori al Regno di Sardegna. Il 22 dicembre 1859 Vittorio Emanuele II si rassegnò, così, a richiamare Cavour che nel frattempo aveva ispirato la creazione del partito di Unione Liberale.

Il Conte, rientrato alla presidenza del Consiglio dei Ministri il 21 gennaio mwa-41860, si trovò in breve di fronte ad una proposta francese di soluzione della questione dei territori liberati: annessione al Piemonte dei ducati di mwa-8Parma e mwbaaModena, controllo mwbaesabaudo della Romagna pontificia, regno separato in mwbaiToscana sotto la guida di un esponente di mwbamCasa Savoia e cessione di mwbaqNizza e mwbauSavoia alla Francia. In caso di rifiuto della proposta il Piemonte avrebbe dovuto affrontare da solo la situazione di fronte all'Austria, "a suo rischio e pericolo"cite-ref-98[77].

Rispetto agli accordi dell'mwbasalleanza sardo-francese questa proposta di soluzione sostituiva per il Piemonte l'annessione del Veneto che non si era potuto liberare dall'occupazione austriaca. Stabilita, di fatto, l'annessione di Parma, Modena e Romagna, Cavour, forte dell'appoggio della Gran Bretagna, sfidò la Francia sulla Toscana, organizzando delle votazioni locali sull'alternativa fra l'unione al Piemonte e la formazione di un nuovo Stato. Il mwbawplebiscito si tenne l'11 e il 12 marzo 1860, con risultati che legittimarono l'annessione della Toscana al Regno di Sardegnacite-ref-99[78].

Il governo francese reagì con grande irritazione sollecitando la cessione della Savoia e di Nizza che avvenne con la firma del mwbbiTrattato di Torino il 24 marzo 1860. In cambio di queste due province il Regno di Sardegna acquisì, oltre alla mwbbmLombardia, anche l'attuale mwbbqEmilia-Romagna e la Toscana trasformandosi in una nazione assai più omogenea.

Di fronte all'Impresa dei Mille

Cavour era al corrente che la Sinistra non aveva abbandonato l'idea di una spedizione in Italia meridionale e che mwbb8Garibaldi, circondato da personaggi repubblicani e rivoluzionari, era in contatto a tale scopo con Vittorio Emanuele II. Il Conte considerava rischiosa l'iniziativa alla quale si sarebbe decisamente opposto, ma il suo prestigio era stato scosso dalla cessione di Nizza e Savoia e non si sentiva abbastanza fortecite-ref-101[79].

Cavour riuscì, comunque, attraverso mwbcuGiuseppe La Farina a seguire le fasi preparatorie dell'mwbcyImpresa dei Mille, la cui partenza da mwbccQuarto fu meticolosamente sorvegliata dalle autorità piemontesi. Ad alcune voci sulle intenzioni di Garibaldi di sbarcare nello Stato Pontificio, il Conte, preoccupatissimo per la eventuale reazione della Francia, alleata del Papa, dispose il 10 maggio 1860 l'invio di una nave nelle acque della Toscana "per arrestarvi Garibaldi"cite-ref-102[80].

Il mwbc0generale invece puntò a Sud e dopo il suo mwbc4sbarco a Marsala (11 maggio 1860) Cavour lo fece raggiungere e controllare (per quanto possibile) da La Farina. In campo internazionale, intanto, alcune potenze straniere, intuendo la complicità di Vittorio Emanuele II nell'impresa, protestarono con il governo di Torino che poté affrontare con una certa tranquillità la situazione data la grave crisi finanziaria dell'Austria, in cui era anche ripresa la rivoluzione ungheresecite-ref-103[81].

Napoleone III, d'altra parte, si attivò subito nel ruolo di mediatore e, per la pace fra garibaldini ed esercito napoletano, propose a Cavour l'autonomia della Sicilia, la promulgazione della mwbdqcostituzione a Napoli e a Palermo e l'alleanza fra Regno di Sardegna e Regno delle due Sicilie. Immediatamente il regime borbonico si adeguò alla proposta francese instaurando un governo liberale e proclamando la costituzione. Tale situazione mise in grave difficoltà Cavour per il quale l'alleanza era irrealizzabile. Nello stesso tempo non poteva scontentare Francia e Gran Bretagna che premevano almeno per una tregua.

Il governo piemontese decise allora che il Re avrebbe inviato un messaggio a Garibaldi con il quale gli si intimava di non attraversare lo mwbdystretto di Messina. Il 22 luglio 1860 Vittorio Emanuele II inviò sì la lettera voluta da Cavour, ma la fece seguire da un messaggio personale nel quale smentiva la lettera ufficialecite-ref-104[82].

Garibaldi a Napoli

Il 6 agosto 1860 il conte di Cavour informò i delegati del Regno delle due Sicilie del rifiuto di Garibaldi di concedere la tregua dichiarando esauriti i mezzi di conciliazione e rinviando ad un futuro incerto i negoziati per l'alleanza.

Negli stessi giorni il Conte, nel timore di far precipitare i rapporti con la Francia, sventò una spedizione militare di mwbeiMazzini che dalla Toscana doveva muovere contro lo Stato Pontificio. A seguito di questi avvenimenti, Cavour si preparò a fare tutti i suoi sforzi per impedire che il movimento per l'unità d'Italia diventasse rivoluzionario. In questa ottica cercò, nonostante il parere sfavorevole del suo ambasciatore a Napoli mwbemVillamarina, di prevenire Garibaldi nella capitale borbonica organizzando una spedizione clandestina di armi per una rivolta filopiemontese che non si poté realizzare. Garibaldi entrò trionfalmente a Napoli il 7 settembre 1860 fugando, per l'amicizia che serbava a Vittorio Emanuele II, i timori di Cavourcite-ref-105[83].

L'invasione piemontese di Marche e Umbria

Fallito il progetto di un successo dei moderati a Napoli, il Conte per ridare a Casa Savoia una parte attiva nel movimento nazionale, decise l'invasione delle mwbe4Marche e dell'mwbe8Umbria pontificie. Ciò avrebbe allontanato il pericolo di un'avanzata di Garibaldi su Roma. Bisognava però preparare Napoleone III agli avvenimenti e convincerlo che l'invasione piemontese dello Stato Pontificio sarebbe stato il male minore. Per la delicata missione diplomatica il Conte scelse mwbfaFarini e mwbfeCialdini. L'incontro fra costoro e l'imperatore francese avvenne a mwbfiChambéry il 28 agosto 1860, ma su ciò che in quel colloquio si disse resta molta incertezza e sul consenso francese, riportato dalla tesi italiana, è possibile che si sia determinato un equivoco. In buona sostanza Napoleone III tollerò l'invasione piemontese delle Marche e dell'Umbria cercando di rovesciare sul governo di Torino l'impopolarità di un'azione controrivoluzionaria. E appunto questo era ciò che Cavour voleva evitare. Le truppe piemontesi non si dovevano scontrare con Garibaldi in marcia su Roma, ma prevenirlo e fermarlo con un intervento giustificabile in nome della causa nazionale italiana. Anche il timore di un attacco austriaco al Piemonte, tuttavia, fece precipitare gli eventi e Cavour intimò allo Stato pontificio di licenziare i militari stranieri con un ultimatum a cui seguì l'11 settembre, prima ancora che giungesse la risposta negativa del cardinale mwbfmAntonelli, la violazione dei confini dello Stato della Chiesa. La Francia ufficialmente reagì in difesa del Papa, e anche lo zar mwbfqAlessandro II ritirò il suo rappresentante a Torino, ma non ci furono effetti praticicite-ref-106[84].

Intanto la crisi con Garibaldi si era improvvisamente aggravata, poiché quest'ultimo aveva proclamato il 10 che avrebbe consegnato al Re i territori da lui conquistati solo dopo aver occupato Roma. L'annuncio aveva anche ottenuto il plauso di Mazzini. Ma il successo piemontese nella mwbfobattaglia di Castelfidardo contro i pontifici del 18 e il conferimento al governo di un prestito di 150 milioni per le spese militari, ridiedero forza e fiducia a Cavour, mentre Garibaldi, pur vittorioso nella mwbfsbattaglia del Volturno, esauriva la sua spinta verso Romacite-ref-107[85].

L'annessione del Sud, delle Marche e dell'Umbria

A questo punto, il "prodittatore" mwbgiGiorgio Pallavicino Trivulzio, venendo incontro ai desideri del Conte, indisse a Napoli il mwbgmplebiscito per l'annessione immediata al Regno sabaudo, seguito da una stessa iniziativa del suo omologo mwbgqAntonio Mordini a Palermo. Le votazioni si tennero il 21 ottobre 1860, sancendo l'unione del Regno delle due Sicilie a quello di mwbguSardegna.

All'inizio dello stesso mese di ottobre Cavour si era così espresso:

«Non sarà l'ultimo titolo di gloria per l'Italia d'aver saputo costituirsi a nazione senza sacrificare la libertà all'indipendenza, senza passare per le mani dittatoriali d'un

Cromwell

, ma svincolandosi dall'assolutismo monarchico senza cadere nel dispotismo rivoluzionario […]. Ritornare […] alle dittature rivoluzionarie d'uno o più, sarebbe uccidere sul nascere la libertà legale che vogliamo inseparabile dalla indipendenza della nazione»

(Cavour, 2 ottobre 1860.Romeo, p. 489)

Il 4 e il 5 novembre 1860 anche in Umbria e nelle Marche si votava e si decideva per l'unione allo Stato sabaudo.

I rapporti fra Stato e Chiesa

Fermati i disegni di Garibaldi su Roma, a Cavour restava ora il problema di decidere su cosa fare di ciò che rimaneva dello Stato Pontificio (approssimativamente il Lazio attuale), tenendo conto che un attacco a Roma sarebbe stato fatale per le relazioni con la Francia.

Il progetto del Conte, avviato dal novembre 1860 e perseguito fino alla sua morte, fu quello di proporre al Papa la rinuncia al mwbg0potere temporale in cambio della rinuncia da parte dello Stato al corrispettivo, ovvero il mwbg4giurisdizionalismo. Si sarebbe perciò adottato il principio di "Libera Chiesa in libero Stato"cite-ref-108[86]cite-ref-0-109-0[87], celebre motto pronunciato nel discorso del 27 marzo 1861 sebbene già coniato in precedenza da mwbhcCharles de Montalembertcite-ref-1-110-0[88], ma le trattative naufragarono sulla fondamentale intransigenza di Pio IX.

Il governo Cavour del Regno d'Italia (1861)

Dal 27 gennaio al 3 febbraio mwbik1861 si tennero le elezioni per il primo mwbioParlamento italiano unitario. Oltre 300 dei 443 seggi della nuova Camera andarono alla maggioranza governativa. L'opposizione ne conquistò un centinaio, ma fra loro non comparivano rappresentanti della Destra, poiché i clericali avevano aderito all'invito di non eleggere e di non farsi eleggere in un Parlamento che aveva leso i diritti del ponteficecite-ref-111[89].

Il 18 febbraio venne inaugurata la nuova sessione, nella quale sedettero per la prima volta rappresentanti piemontesi, lombardi, siciliani, toscani, emiliani, romagnoli e napoletani insieme. Il 17 marzo il Parlamento proclamò il Regno d'Italia e Vittorio Emanuele II suo re.

Il 22 marzo Cavour veniva confermato alla guida del governo, dopo che il Re aveva dovuto rinunciare a mwbjeRicasoli. Il Conte, che tenne per sé anche gli Esteri e la Marina, il 25 affermò in parlamento che Roma sarebbe dovuta diventare capitale d'Italia (vedi mwbjiProclamazione di Roma capitale).

Lo scontro con Garibaldi

L'episodio più tumultuoso della vita politica di Cavour, se si esclude l'incidente con Vittorio Emanuele II dopo l'mwbjuarmistizio di Villafranca, fu il suo scontro con Garibaldi dell'aprile mwbjy1861.

Oggetto del contendere: l'esercito di volontari garibaldini del Sud, del quale Cavour volle evitare il trasferimento al nord nel timore che venisse influenzato dai mwbjgradicali. Il 16 gennaio 1861 fu quindi decretato lo scioglimento dell'mwbjkEsercito meridionale. Su questa decisione, che provocò le vibrate proteste del comandante del Corpo mwbjoGiuseppe Sirtori, Cavour fu irremovibilecite-ref-romeo-518-112-0[90].

In difesa del suo esercito, il 18 aprile 1861 Garibaldi pronunciò un memorabile discorso alla Camera, accusando «la fredda e nemica mano di questo Ministero [Cavour]» di aver voluto provocare una «guerra fratricida». Il Conte reagì con violenza, chiedendo, invano, al presidente della Camera mwbkaRattazzi di richiamare all'ordine il generale. La seduta fu sospesa e mwbkeNino Bixio tentò nei giorni successivi una riconciliazione, che non si compì mai del tuttocite-ref-romeo-518-112-1[90].

Lo scontro con Mazzini

Il ruolo di Cavour durante il mwbkgRisorgimento ha suscitato varie dispute. Sebbene sia considerato uno dei padri della patria assieme a Garibaldi, Vittorio Emanuele II e Mazzini, il Conte inizialmente non riteneva fosse possibile unire tutta l'Italia soprattutto per l'ostacolo rappresentato dallo Stato Pontificio e dunque puntava solamente ad allargare i confini del regno dei Savoia nel nord Italia. Lo stesso Mazzini lo accusava di non promuovere una politica chiaramente volta all'unificazione di tutta la penisolacite-ref-cappa-113-0[91].

Mazzini si pronunciò a riguardo sul giornale mwbk4mwbk8L'Italia del Popolo:

«Voi avete inaugurato in Piemonte un fatale dualismo, avete corrotto la nostra gioventù, sostituendo una politica di menzogne e di artifici alla serena politica di colui che desidera risorgere. Tra voi e noi, signore, un abisso ci separa. Noi rappresentiamo l'Italia, voi la vecchia sospettosa ambizione monarchica. Noi desideriamo soprattutto l'unità nazionale, voi l'ingrandimento territoriale»

(Giuseppe Mazzinicite-ref-cappa-113-1[91])

Per raggiungere i suoi scopi, Cavour avrebbe anche favorito l'mwblcagenzia Stefani con fondi segreti, sebbene lo Statuto vietasse privilegi e monopoli ai privaticite-ref-114[92]. Così l'agenzia Stefani, forte delle solide relazioni con Cavour divenne, secondo il saggista mwblwGigi Di Fiore, un fondamentale strumento governativo per il controllo mediatico nel Regno di Sardegnacite-ref-115[93].

Gli ultimi giorni

Il 29 maggio mwbmw1861 Cavour ebbe un malore, attribuito dal suo medico curante a una delle crisi malariche che lo colpivano periodicamente da quando - in gioventù - aveva contratto la mwbm0malaria nelle risaie di famiglia del mwbm4vercellese. In questa occasione tutte le cure praticate non ebbero effetto, tanto che il 5 giugno venne fatto chiamare un sacerdote mwbm8francescano suo amico, padre Giacomo da mwbnaPoirinocite-ref-romeo-524-116-0[94], al secolo Luigi Marocco (1808-1885)cite-ref-117[95], parroco di mwbnkSanta Maria degli Angeli, chiesa nella quale si sarebbero poi svolte le esequiecite-ref-118[96]cite-ref-119[97]. Costui, come gli aveva promesso già da cinque anni, lo confessò e gli somministrò l'mwboiestrema unzione, ignorando sia la scomunica, che il conte aveva subito nel 1855, sia il fatto che Cavour non aveva ritrattato le sue scelte mwbomanticlericalicite-ref-romeo-524-116-1[94]. Per questo motivo padre Giacomo, dopo aver riferito i fatti alle autorità religiose, fu richiamato a Roma, gli fu tolta la parrocchia e gli fu interdetto l'esercizio del ministero della confessione, al quale venne però riammesso nel 1881 da mwbogpapa Leone XIIIcite-ref-120[98]. La nipote Giuseppina Alfieri di Sostegno ha tramandato che, sul letto di morte, alla vista del confessore, Cavour abbia pronunciato le parole: «Frate, frate, libera chiesa in libero Stato!»cite-ref-121[99]cite-ref-122[100]

Subito dopo il colloquio con padre Giacomo, Cavour chiese di parlare con mwbpyLuigi Carlo Farini, al quale, come rivela la nipote Giuseppina, confidò a futura memoria: «Mi ha confessato ed ho ricevuto l'assoluzione, più tardi mi comunicherò. Voglio che si sappia; voglio che il buon popolo di Torino sappia che io muoio da buon cristiano. Sono tranquillo e non ho mai fatto male a nessuno»cite-ref-123[101].

Nel 2011 è stata ritrovata una missiva di padre Giacomo a mwbpwPio IX, nella quale il frate racconta che Cavour aveva dichiarato che «intendeva di morire da vero e sincero cattolico». Per cui il confessore, «incalzato dalla gravità del male che a gran passi il portava a morte», la mattina del 5 giugno concesse il sacramento. Scrisse anche che «nel corso della sua gravissima malattia», Cavour «era ad intervalli soggetto ad alienazione di mente». Il frate chiude quindi la lettera di scuse ribadendo di «aver fatto, quanto era in sé, il suo officio»cite-ref-atto-124-0[102].

Verso le nove giunse al suo capezzale il Re. Nonostante la febbre, il Conte riconobbe Vittorio Emanuele, ma tuttavia non riuscì ad articolare un discorso molto coerente: «Oh sire! Io ho molte cose da comunicare a Vostra Maestà, molte carte da mostrarle: ma son troppo ammalato; mi sarà impossibile di recarmi a visitare la Vostra Maestà; ma io le manderò Farini domani, che le parlerà di tutto in particolare. Vostra Maestà ha ella ricevuta da Parigi la lettera che aspettava? L'Imperatore è molto buono per noi ora, sì, molto buono. E i nostri poveri Napoletani così intelligenti! Ve ne sono che hanno molto ingegno, ma ve ne sono altresì che sono molto corrotti. Questi bisogna lavarli. Sire, sì, sì, si lavi, si lavi! Niente stato d'assedio, nessun mezzo di governo assoluto. Tutti sono buoni a governare con lo stato d'assedio [...] Garibaldi è un galantuomo, io non gli voglio alcun male. Egli vuole andare a Roma e a Venezia, e anch'io: nessuno ne ha più fretta di noi. Quanto all'Istria e al Tirolo è un'altra cosa. Sarà il lavoro di un'altra generazione. Noi abbiamo fatto abbastanza noialtri: abbiamo fatto l'Italia, sì l'Italia, e la cosa va...»cite-ref-125[103]cite-ref-126[104]

Secondo l'amico Michelangelo Castelli, le ultime parole del Conte furono: «L'Italia è fatta - tutto è salvo», così come le intese al capezzale mwbqsLuigi Carlo Farini. Il 6 giugno 1861, a meno di tre mesi dalla mwbqwproclamazione del Regno d'Italia, Cavour moriva così a Torino nel mwbq0palazzo di famiglia. La sua fine suscitò immenso cordoglio, anche perché del tutto inattesa, e ai funerali vi fu straordinaria partecipazionecite-ref-127[105].

A Cavour succedette come presidente del Consiglio mwbrmBettino Ricasoli.

In memoria di Cavour

Cavour nell'agiografia postunitaria, dall'anno della sua morte fu ritenuto il "Padre della Patria" da un illustre personaggio come mwbsaGiuseppe Verdi, che lo definì "il vero padre della patria"cite-ref-belenghi2007-128-0[106] e dal politico liberale, senatore del Regno, mwbsuNicomede Bianchi, che lo definì "il buono e generoso padre della patria nascente"cite-ref-bianchi1863-129-0[107].

Il Conte è stato ricordato in vari modi. Due città italiane hanno aggiunto il suo nome a quello originario: mwbssGrinzane Cavour, di cui Camillo Benso fu sindaco, e mwbswSogliano Cavour per celebrare l'unità nazionale. Gli sono state dedicate innumerevoli vie e piazze e numerose statue.

Diverse le targhe ricordo, anche al di fuori dei confini italiani, come ad esempio quella posta a mwbs4San Bernardino (frazione di mwbs8Mesocco, nel mwbtaCantone dei Grigioni), che ricorda il passaggio dello statista il 27 luglio 1858, dopo gli mwbteaccordi di Plombières con Napoleone III.

Nel mwbtm2010, in occasione del 200º anniversario della sua nascita, è stata coniata dalla zecca italiana una moneta da mwbtq2 euro commemorativa che lo raffigura.

La tomba di Cavour si trova a mwbtySantena e consiste in un semplice loculo posto nella cripta sotto la cappella di famiglia nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo; l'accesso avviene tuttavia dall'esterno della chiesa (piazza Visconti Venosta, su cui si affaccia anche la facciata secondaria della Villa Cavour). Lo statista è sepolto per sua espressa volontà accanto all'amato nipote Augusto Benso di Cavour, figlio di suo fratello mwbtcGustavo e morto a 20 anni nella mwbtgbattaglia di Goito. La cripta è stata dichiarata monumento nazionale nel 1911.

La mwbtonave da battaglia Conte di Cavour e la portaerei mwbtsCavour (C 550) sono state così chiamate in suo onore.

A Cavour furono dedicate delle caramelle di liquirizia aromatizzate alla violetta: le cosiddette mwbt0sénateurs.

Lo storico mwbt8Caffè Confetteria Al Bicerin dal 1763 ricorda Cavour come suo cliente fidato (uno dei tavolini al suo interno viene segnalato come abituale del conte).

Nella cultura di massa

• mwbzqMaricla Boggio, mwbzuCavour, l'amore e l'Opera Incompiuta, testo teatrale del 2011.
• mwbzcEdmondo De Amicis, mwbzgmwbzkCuore, episodio "Il conte Cavour" del 1886.
• mwbzsNelo Risi, mwbzwPatria mia. Camillo Benso di Cavour, Rai, 1961, documentario (successivamente trasmesso da mwbz0Rai Storia il 10 agosto 2010).
• mwbz8Piero Schivazappa, mwbaamwbaeVita di Cavour, sceneggiato su sceneggiatura di mwbaiGiorgio Prosperi del 1967.
• mwbaqDomenico Tumiati, mwbauIl Tessitore, dramma teatrale del 1914.

Onorificenze

Cavour ottenne numerose onorificenze, anche straniere. Si riportano quelle di cui si è a conoscenza da fonti attendibilicite-ref-130[108]:

Cavaliere dell'Ordine supremo della Santissima Annunziata


29 aprile

1856

Cavaliere di gran croce dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro


26 marzo

1853

Cavaliere dell'Ordine civile di Savoia

Cavaliere dell'Ordine imperiale di Sant'Alessandr Nevskij (Russia)

Cavaliere di gran croce dell'Ordine della Legion d'onore (Francia)

Cavaliere dell'Ordine di Carlo III (Spagna)

Cavaliere di gran croce dell'Ordine di Leopoldo (Belgio)

Cavaliere di gran croce dell'Ordine del Salvatore (Grecia)

Cavaliere di I classe dell'Ordine di Medjidié (Impero ottomano)

Cavaliere di gran croce dell'Ordine Reale Guelfo (Gran Bretagna e Hannover)

Cavaliere di grande stella dell'Ordine del leone e del sole (Persia)

Tavola genealogica di sintesi

Note

Esplicative

cite-note-11. Autore: mwbcgAntonio Ciseri, 1859 ca.
cite-note-2N 2. Quale fratello minore del mwbcwmarchese di Cavour, portò il titolo di conte di Cavour (cfr mwbc0Treccani). Il titolo di conte attribuito al Cavour era un mwbc4mwbc8titolo di cortesia, all'uso francese. Questo sistema concedeva al primogenito il titolo immediatamente inferiore a quello del titolare capofamiglia, al secondogenito quello ancora inferiore e così via a scalare. In questo caso, quando morì il padre di Camillo (il mwbdamarchese Michele) al suo primo figlio (mwbdeGustavo) andò il titolo di marchese e al suo secondogenito (Camillo) quello di conte. Alla morte del fratello Gustavo, Camillo avrebbe ereditato il titolo di marchese. Morì invece prima di Gustavo. mwbdimwbdmmwbdqForum "I Nostri Avi", su mwbduiagiforum.info. mwbdyURL consultato il 28 maggio 2013.
cite-note-4N 3. Al termine del suo tirocinio militare presentò una memoria dal titolo mwbdoEsposizione compita dell'origine, teoria, pratica, ed effetti del tiro di rimbalzo tanto su terra che sull'acqua. Cfr. mwbdsDalle Regie scuole teoriche e pratiche di Artiglieria e Fortificazione alla Scola d'applicazione di Artiglieria e Genio, Scuola di applicazione delle armi di Artiglieria e Genio, Torino, 1939.
cite-note-5N 4. "Dal momento in cui mi trovai in condizione di poter leggere da me stesso i libri di mwbd8Rousseau, ho sentito per lui la più viva ammirazione. È a mio giudizio l'uomo che più ha cercato di rialzare la dignità umana, spesso avvilita nella società dei secoli trascorsi. La sua voce eloquente ha più di ogni altra contribuito a fissarmi nel partito del progresso e della emancipazione sociale. Lmwbea'mwbeemwbeiEmile soprattutto mi è sempre piaciuto per la giustezza delle idee e la forza della logica. (Citato in mwbemItalo de Feo, mwbeqCavour: l'uomo e l'opera, A. Mondadori, 1969, pp. 49-50)
cite-note-112. Disegno dell'inglese mwbegWilliam Brockedon.
cite-note-16N 6. I De La Rüe erano originari di mwbewLessines ma appartenevano ad un'antica famiglia nobile di mwbe0Ginevra dove occupavano una posizione eminente nell'aristocrazia locale già nel XVI e XVII secolo. Fra il XVIII e il XIX secolo due membri della famiglia, Antoine e Jean, si trasferirono a mwbe4Genova. Ad essi si deve la fondazione della banca mwbe8De La Rüe frères. Cavour, arrivato a Genova nel 1830, strinse amicizia con i figli di Jean: David-Julien, Hippolyte ed Émile. Quest'ultimo dopo il 1850 fu l'unico a dirigere la banca (divenuta la mwbfaDe La Rüe C.) e fu il riferimento dell'imprenditore Cavour. Cfr. mwbfemwbfiRomeo,mwbfm p. 26.
cite-note-183. Autore: August Weger (1823-1892)
cite-note-26N 8. Cavour in un articolo scrisse: «L'ora suprema per la monarchia sarda è suonata, l'ora delle forti deliberazioni, l'ora dalla quale dipendono i fati degli imperii, le sorti dei popoli»
cite-note-29N 9. La guerra colpì Cavour anche personalmente, poiché nella mwbf0Battaglia di Goito il figlio del fratello Gustavo, il marchese Augusto di Cavour, rimase ucciso a soli 21 anni. Il colpo fu molto duro per il Conte, che per il nipote nutriva un affetto paterno. Prova ne fu che conservò la sua divisa insanguinata per tutta la vita. Cfr. Hearder, mwbf4Cavour, Bari, 2000, pag. 67.
cite-note-45N 10. Furono accordati a Parigi riduzioni sui dazi per l'importazione in Piemonte di vini e articoli di moda; ottenendo in cambio il mantenimento dei vantaggi per l'esportazione in Francia del bestiame sardo, del riso e della frutta fresca.
cite-note-46N 11. Le trattative, iniziate già prima dell’avvento di Cavour al governo, furono difficili per i negoziatori piemontesi. Posti nell’alternativa tra l’accettazione di un trattato per vari rispetti poco favorevole e il ritorno al regime precedente a quello convenuto nel 1843, essi ammisero restrizioni alla reciprocità nei diritti di navigazione allora stabilita (e che ora veniva limitata alla navigazione diretta tra i porti dei due Stati), a Parigi accordarono riduzioni sui dazi che colpivano l’importazione francese di vini e acquaviti, porcellane e articoli di moda ottenendo in cambio il mantenimento del regime di favore per l’ingresso nel territorio francese del bestiame sardo (a eccezione della frontiera savoiarda, donde si temeva l’afflusso in Francia di bestiame svizzero), e riduzioni sul riso e la frutta fresca. Non riuscirono però a strappare alcuna concessione sull’olio d'oliva, di grande importanza soprattutto per le regioni produttrici ed esportatrici della mwbguRiviera di Ponente; e dovettero in pari tempo accettare una convenzione sulla proprietà letteraria che era nettamente favorevole a un paese esportatore di idee e di libri come la Francia. mwbgymwbgcRosario Romeo,mwbgg mwbgkCavour e il suo tempo 1842-1854, p. 206-207.
cite-note-48N 12. Le industrie esportatrici come la seta non ponevano alcun problema di protezione, mentre quelle della lana, della canapa e del lino sembravano abbastanza sviluppate da resistere anche con una protezione considerevolmente ridotta. Invece, si prevedevano reclami contro le riduzioni daziarie da parte della industria del cotone, la meno naturale di tutte in quanto dipendente tutta da materie prime provenienti dall'estero e si escludeva ogni competitività per la siderurgia, possibile in Piemonte solo con una protezione elevatissima. Per le lavorazioni meccaniche si prevedeva un dazio medio del 25%, giudicando inesistete qualunque settore non riuscisse a sopravvivere alla concorrenza con una tale protezione. Eliminati presso che interamente i dazi alla esportazione – anche in casi come quello degli stracci che l’industria della carta, sviluppata specialmente in Liguria, utilizzava come materia prima – il governo assunse un atteggiamento nettamente contrario alla protezione anche in fatto di industria zuccheriera, rifiutando di cedere alle insistenti richieste degli interessati per una riduzione ulteriore del dazio sugli zuccheri non raffinati, in vista di uno sviluppo della industria nazionale della raffinazione, che neppure il regime eccezionale di favore stabilito dopo il 1830 era riuscito ad attivare. In agricoltura ci si orientò verso il mantenimento della moderata protezione esistente sui cereali, godendo già di un vantaggio da valutarsi a non meno del 10% sovra le spese di trasporto, anticipazioni di fondi ecc. in confronto alle importazioni dall’estero. mwbg0mwbg4Rosario Romeo,mwbg8 mwbhaCavour e il suo tempo 1842-1854, p. 207.
cite-note-50N 13. In cambio di estese facilitazioni a vantaggio dei prodotti agricoli, dei sali e dei marmi piemontesi, si concessero al Belgio importanti agevolazioni (parallelamente concesse all’Inghilterra) per le sue manifatture, esplicitamente rinunciando alla protezione degli zuccherifici e della siderurgia (soprattutto ligure, che per Cavour non aveva avvenire), e manifestando invece la fiducia che le industrie tessili, compresa quella del cotone, ricavassero nuovi impulsi al loro sviluppo e ammodernamento dalla più attiva concorrenza belga. mwbhqmwbhuRosario Romeo,mwbhy mwbhcCavour e il suo tempo 1842-1854, p. 208. Il conte aveva previsto che, dopo i trattati con il Belgio e con l’Inghilterra, la Francia avrebbe chiesto il trattamento della nazione più favorita e per correndo il rischio di nuove concessioni senza corrispettivo alla potente vicina doveva valere il carattere oneroso, sia pure apparente, ch’egli aveva voluto dare alle concessioni fatte alla Gran Bretagna. Ma nei nuovi negoziati, richiesti da parte francese, la Sardegna riuscì solo a ottenere qualche concessione sulle esportazioni di bestiame minuto e di frutta e dovette anche concedere nuove agevolazioni sulle sete e sui libri. mwbhgmwbhkRosario Romeo,mwbho mwbhsCavour e il suo tempo 1842-1854, p. 209.
cite-note-62N 14. Secondo Chiala, quando La Marmora propose a Vittorio Emanuele la nomina di Cavour a Presidente del Consiglio, il Re avrebbe risposto in piemontese: «Ca guarda, General, che côl lì a j butarà tutii con't le congie a'nt l'aria» ("Guardi Generale, che quello lì butterà tutti con le gambe all'aria"). Secondo Ferdinando Martini, che lo seppe da Minghetti, la risposta del Sovrano sarebbe stata ancora più colorita: «E va bin, coma ch'aa veulo lor. Ma ch'aa stago sicur che col lì an poch temp an lo fica an't el prònio a tuti!» ("E va bene, come vogliono loro. Ma stiamo sicuri che quello lì in poco tempo lo mette nel culo a tutti!") cfr.mwbh8Indro Montanelli, mwbiamwbieL'Italia unita, Bur, 26 November 2015, mwbiiISBNmwbim 9788858682722.
cite-note-74N 15. Cavour per l'apertura delle ostilità colse il pretesto che la Russia durante la prima guerra di indipendenza aveva rotto le relazioni con il Regno di Sardegna (al tempo la Russia intratteneva rapporti migliori con l'Austria) e che lo Zar Nicola I aveva rifiutato, nel 1849, di riconoscere l'ascesa al trono di Vittorio Emanuele II. Cfr. Hearder, mwbigCavour, Bari, 2000, pag. 102.
cite-note-794. L'uniforme è esposta nel Museo del Risorgimento di Torino. Con spadino, feluca, placca e fascia da Cavaliere dell'Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, cotone, velluto, acciaio, madreperla, ottone, cuoio, piume di struzzo, argento, argento dorato, smalto e gros di seta.
cite-note-82N 17. Il Piemonte, assieme alla Francia, chiese anche l'annullamento delle elezioni tenutesi in Moldavia nel luglio 1857 che, con risultati definiti inattendibili, avevano avuto un esito sfavorevole all'unione dei due principati.
cite-note-84N 18. L'Austria con la guerra di Crimea aveva perso l'amicizia della Russia e vedeva allontanarsi la Prussia che era alla ricerca di maggiore autonomia, mentre la tiepida amicizia della Gran Bretagna non poteva bilanciare la situazione.
cite-note-865. Dipinto di H. Vittori Romano del 1862
cite-note-946. Dipinto di mwbjgAdolphe Yvon.
cite-note-957. Vignetta di mwbjwFrancesco Redenti del gennaio 1857 apparsa sul giornale torinese mwbj0mwbj4Il Fischietto.
cite-note-1008. Ritratto di mwbkiFrancesco Hayez.

Bibliografiche

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Bibliografia

Uno dei riferimenti principali della bibliografia relativa a Cavour è la mwcnoBibliografia dell'età del Risorgimento in onore di mwcnsA.M. Ghisalberti (Olschki, Firenze, 1971-1977, in 3 volumi più uno di indici), nel cui primo volume, alle pp.mwcnw 160–164, sono riportati, a cura di mwcn0Giuseppe Talamo, gli scritti del Conte e la bibliografia su di lui fino al 1969. L'opera è stata aggiornata per il periodo 1970-2001 con altri 3 volumi più uno di indici nel 2003-2005. A Cavour sono dedicate le pp.mwcn4 307–310 a cura di Sergio La Salvia.

Carteggio, scritti, discorsi

• Camillo Benso conte di Cavour (a cura della Commissione Nazionale per la pubblicazione dei carteggi del Conte di Cavour), Epistolario, 18 volumi, Olschki, Firenze, 1970-2008 (varie edizioni di alcuni volumi).
• Camillo Benso di Cavour, mwcomAutoritratto. Lettere, diari, scritti e discorsi, a cura di Adriano Viarengo, prefazione di mwcoqGiuseppe Galasso, Classici moderni Mondadori, Milano, 2010, ISBN 978-88-17-04260-4.
• mwcocCamillo Cavour, Scritti di economia, Testi e documenti di storia moderna e contemporanea 5, Milano, Feltrinelli, 1962. URL consultato il 30 giugno 2015.

Biografie di riferimento reperibili

• mwcosLuciano Cafagna mwcowCavour, Il Mulino, Bologna, 1999. Ristampa 2010. ISBN 978-88-15-14637-3.
• Giorgio Dell'Arti. Cavour. L'uomo che fece l'Italia. Marsilio, Venezia 2011
• William De La Rive, mwcpaIl conte di Cavour: racconti e memorie, con tre lettere inedite del conte di Cavour, prefazione di mwcpeEmilio Visconti Venosta, Santena, Associazione Amici della Fondazione Cavour, 2001 (ristampa dell'edizione italiana, Torino, Bocca, 1911, de mwcpiLe comte de Cavour: recits et souvenirs, Paris, J. Hetzel, 1862).
• Harry Hearder, mwcpqCavour. Un europeo piemontese, Laterza, Bari, 2000. Edizione originaria: mwcpuCavour, 1994. ISBN 88-420-5803-3.
• mwcpgDenis Mack Smith, mwcpkCavour. Il grande tessitore dell'unità d'Italia, Bompiani, 1984. Ristampa 2001. ISBN 978-88-452-5020-0.
• mwcpwAdolfo Omodeo, mwcp0L'opera politica del conte di Cavour (1848-1857), Firenze, La Nuova Italia, 1941, 2 voll. Ristampa presso Riccardo Ricciardi, Milano-Napoli, 1968. Ristampa presso Ugo Mursia, Milano, 2012. ISBN 978-88-425-4886-7.
• mwcqaRosario Romeo, mwcqeCavour e il suo tempo (3 voll. in 4 tomi: mwcqiCavour e il suo tempo 1810-1842, ISBN 978-88-420-9876-8; mwcqqCavour e il suo tempo 1842-1854, ISBN 978-88-420-9877-5; mwcqyCavour e il suo tempo 1842-1861, ISBN 978-88-420-9878-2) Laterza, Bari, 1969-1984. Ristampa 2012.
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• mwcqoGiuseppe Talamo mwcqsCavour, La Navicella, Roma, 1992. Ristampa presso Gangemi, Roma, 2010, ISBN 978-88-492-1997-5.
• Adriano Viarengo, mwcq4Cavour, Salerno editrice, Roma, 2010. ISBN 978-88-8402-682-8.

Altri testi

• Marziano Bernardi, mwcrmTorinomwcrq – Storia e arte, Torino, Editori Fratelli Pozzo, 1975
• Annabella Cabiati, mwcryCavour. Fece l'Italia, visse con ragione, amò con passione, Edizioni Anordest, Treviso, 2010 ISBN 978-88-96742-03-7.
• Rinaldo Caddeo, mwcrkCamillo di Cavour. In: mwcroEpistolario di Carlo Cattaneo. Gaspero Barbèra Editore, Firenze 1949, pp.mwcrs 220, 354, 483.
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• mwcseGigi Di Fiore, mwcsiControstoria dell'Unità d'Italia: fatti e misfatti del Risorgimento, Rizzoli, Milano, 2007 ISBN 88-17-01846-5.
• Camilla Salvago Raggi, mwcsuDonna di passione. Un amore giovanile di Cavour, Viennepierre, Milano, 2007.
• Aldo Servidio, mwcscL'imbroglio nazionale: unità e unificazione dell'Italia (1860-2000), Guida, Napoli, 2000 ISBN 88-7188-489-2.
• Giovanni Maria Staffieri, mwcsoIl conte di Cavour nel Ticino e un discorso mai pronunciato, in mwcssIl Cantonetto, Anno LVII-LVIII, N2-3-4, Lugano, agosto 2011, Fontana Edizioni SA, Pregassona 2011, pp.mwcsw 75–82.

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Collegamenti esterni

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